Il lavoro con i bambini nella prima infanzia
Il neonato e il bambino molto piccolo sono un mondo a sé. Un mondo che richiede competenze specifiche, un lungo training formativo e una pratica professionale consolidata. In Equipe offre supporto psicologico alle famiglie nelle prime fasi dello sviluppo — per il bambino e per chi lo cresce.

Il neonato è una persona. E i genitori sono i suoi migliori maestri
Il neonato porta con sé bisogni, emozioni, paure ed eccitamenti — ma come leggerli quando l'unico mezzo espressivo è il pianto, le coliche o le difficoltà del sonno? E il bambino di due anni che fa i capricci: sta davvero «facendo i capricci», oppure sta vivendo un'emozione che non riesce ancora a nominare?
In In Equipe lavoriamo con i bambini nella fascia 0–3 anni a partire da una convinzione precisa: la relazione tra il bambino e chi si prende cura di lui è il luogo in cui tutto ha origine. Per questo il nostro intervento coinvolge sempre la famiglia — non solo il bambino. L'obiettivo è rendere i genitori più capaci di leggere e rispondere ai segnali del loro bambino, costruendo un legame sicuro che diventa la base dello sviluppo futuro.
A seconda della situazione, gli incontri possono svolgersi presso lo studio o a domicilio, per calare l'intervento all'interno del concreto contesto familiare in cui avviene la relazione ogni giorno.
A chi è rivolto
Un servizio per famiglie con bambini nei primi tre anni di vita che stanno attraversando momenti di difficoltà — nel bambino, nel legame, o nel ruolo genitoriale.
In quali situazioni può aiutare
Il percorso accompagna bisogni diversi nelle varie fasi della vita, da quelle fisiologiche a quelle clinicamente più complesse.
Difficoltà nel sonno, rifiuto del cibo, coliche persistenti, pianto inconsolabile, difficoltà di regolazione emotiva nei primissimi mesi. Situazioni che esauriscono i genitori e che spesso hanno una componente relazionale su cui è possibile lavorare.
Aggressività, capricci molto intensi, timidezza estrema, difficoltà nelle separazioni, ansie specifiche, regressioni (pipì a letto dopo essere stati asciutti, ritorno al biberon). Segnali che il bambino manda e che vale la pena ascoltare.
Difficoltà di attaccamento, depressione post-partum, inserimento al nido, nascita di un fratellino, separazione dei genitori, lutto in famiglia. Momenti di transizione in cui il bambino piccolo è più vulnerabile e il supporto al legame è fondamentale.
Come si sviluppa il percorso
Il percorso 0–3 è flessibile per definizione: si adatta alla situazione, all'età del bambino e ai bisogni della famiglia. Non esiste un format rigido — si costruisce insieme, incontro dopo incontro.
Chi si occupa di questo servizio
Hai dubbi
sul servizio?
Rispondiamo alle domande più comuni. Per tutto il resto siamo sempre raggiungibili.
Non è sempre facile. I segnali più comuni sono: pianto molto intenso e difficile da consolare, disturbi del sonno persistenti, difficoltà nell'alimentazione, aggressività o regressioni improvvise, difficoltà nelle separazioni molto intense per l'età. Ma anche solo un senso genitoriale che «qualcosa non va» è un motivo valido per chiedere un colloquio. Valutare insieme alla professionista è il primo passo.
Assolutamente sì — è anzi la situazione più comune. I genitori che vengono al primo colloquio spesso non hanno una descrizione precisa del problema, ma hanno una sensazione di difficoltà o di fatica. Il colloquio serve proprio a fare chiarezza insieme. Non è necessario arrivare con una richiesta precisa.
Perché a questa età il contesto conta moltissimo. Osservare il bambino nella sua stanza, nel suo lettino, durante il suo pasto quotidiano permette alla psicologa di capire molte cose che in studio non sarebbero visibili. Non è una questione di comodità: è una scelta clinica che arricchisce il lavoro e lo rende più efficace.
A entrambi — ma soprattutto alla relazione tra loro. Nella fascia 0–3 anni non ha molto senso lavorare solo con il bambino: il suo benessere dipende in modo diretto dalla qualità del legame con i genitori. Per questo il lavoro coinvolge sempre la famiglia, con modalità che variano a seconda dei bisogni.
Sì. Le prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche erogate da professioniste iscritte all'Albo sono detraibili al 19% nella dichiarazione dei redditi. Alcune assicurazioni integrative possono coprire parzialmente o totalmente i costi. Ti consigliamo di verificare le condizioni della tua polizza o con il tuo consulente fiscale.
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